Ve ne avevo accennato nell'articolo L'ALIBI DELLA CLASSICITA' NELLA RAPPRESENTAZIONE DEL NUDO MASCHILE e quindi vorrei oggi parlarvi di "Pink Narcissus" del regista James Bidgood, un classico della filmografia gay degli anni '70.
L'opera di Bidgood , iniziata nel 1963 e finita nel '71, fu inizialmente concepita come prodotto erotico della durata di dieci minuti (un ragazzo che si denudava in un'atmosfera onirica), ma divenne infine un lungometraggio, destinato al circuito "erotico" esistente negli anni immediatamente precedenti la liberalizzazione della pornografia vera e propria, subito oggetto di culto da parte della comunità gay.
Il film (girato interamente nell'appartamento del regista) era una sorta di metafora del cammino verso il coming out di un giovane prostituto (interpretato dall'efebico Bobby Kendall), innamorato di se stesso e del proprio corpo, ovviamente esibito generosamente, che si masturbava grazie alle fantasie erotiche più barocche e sfrenate, per evitare di affrontare il mondo dei suoi simili, che gli appare cupo e terrorizzante (la scena in cui Kendall passeggia per una strada popolata di personaggi gay, che mescola elementi d'inferno e di paradiso, è un vero "classico" del genere). Nelle sue fantasie, è di volta in volta un torero, uno schiavo dell'antica Roma, un sultano orientale o il Narciso della mitologia greca e romana.
Alla fine il giovane "rompe lo specchio", e accetta la propria omosessualità e quella degli altri: una nuova vita lo attende.
Tutto questo avviene per mezzo di simboli e metafore, a volte trasparenti, altre volte meno, specie per un pubblico non abituato al linguaggio della cultura gay.
I finanziatori, esasperati dai ritardi, rubarono letteralmente la pellicola dall'appartamento di Bidgood e la fecero uscire con un montaggio e una colonna musicale non approvati dal regista, che ritirò per protesta la propria firma.
Pink Narcissus uscì così a firma di "Anonymus", e per anni circolarono voci sul fatto che l'autore fosse in realtà Andy Warhol. La voce non aveva palesemente fondamento, come mostra al primo sguardo la differenza inconciliabile di stile fra i due artisti, ma certamente non nocque alla fama underground del film, che iniziò una "lunga marcia" che lo portò di lì a poco a diventare un'opera quasi mitica.
A Pink Narcisuss, è ormai riconosciuto un posto fra i "classici" della storia del cinema gay, al punto che qualcuno ha parlato di un'influenza di questo film sull'uso delle luci e delle ambientazioni in Querelle de Brest di Fassbinder.
In effetti più che da Fassbinder, è evidente che l'inconfondibile stile kitsch di Bidgood sia stato imitato e rielaborato da artisti quali Pierre et Gilles e David La Chapelle.
(fonti Wikipedia e altre)
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lunedì 6 settembre 2010
venerdì 3 settembre 2010
Bravo
Che le nazioni europee abbiano atteggiamenti completamente diversi nei confronti del sesso e soprattutto della sessualità giovanile, è cosa ampiamente conosciuta.
A volte, però, le differenze vengono fuori così, senza mezzi termini e con tale forza che possono ancora sorprendere.
Bravo è una rivista per teenager pubblicata in Germania, che non contiene solo articoli di cultura giovanile, ma anche foto di adolescenti nudi - ragazzi e ragazze che parlano apertamente di sesso e sessualità. Immaginate se qualcuno avesse l'idea di pubblicare questo in Italia.
Bravo è la rivista più diffusa tra gli adolescenti in Germania e una delle più lette pubblicazioni giovanili di interesse generale in Europa. Il target di età dei lettori parte dai 10 anni in su'.
I redattori di Bravo dicono che le immagini "full-frontal" non sono volgari, ma vogliono essere istruttive e rassicuranti per gli adolescenti per insegnare loro ad avere un rapporto più sano e normale col proprio sesso e con la sessualità in generale.
Le immagini non sono destinate ad essere pruriginose o pornografiche; sono invece destinate ad aiutare i ragazzi che si sentono più a loro agio con i loro corpi.
Esse accompagnano la rubrica del "Dr. Sommer", che risponde alle domande di adolescenti 'sul sesso, la sessualità e la loro vita personale.
Ogni numero del settimanale Bravo offre le foto di due adolescenti nudi maschi e femmine, generalmente di età compresa tra i 16 e 20 anni. La rubrica si chiama "That's me", e gli argomenti riguardano i temi più svariati di educazione sessuale, dalla scoperta dei propri corpi alle loro esperienze con l'amore e il sesso.
Si può scommettere che i nostri cari cristiani conservatori si lamenterebbero subito per questo tipo di "incoraggiamento" sull'uso consapevole del proprio corpo, ma è un fatto che la gravidanza giovanile in in Germania è molto più basso che nel resto d'Europa, per non parlare dell'informazione sulle malattie sessualmente trasmissibili, non ultimo l'AIDS: per la chiesa italiana c'è un solo rimedio, l'astinenza.
A volte, però, le differenze vengono fuori così, senza mezzi termini e con tale forza che possono ancora sorprendere.
Bravo è una rivista per teenager pubblicata in Germania, che non contiene solo articoli di cultura giovanile, ma anche foto di adolescenti nudi - ragazzi e ragazze che parlano apertamente di sesso e sessualità. Immaginate se qualcuno avesse l'idea di pubblicare questo in Italia.
Bravo è la rivista più diffusa tra gli adolescenti in Germania e una delle più lette pubblicazioni giovanili di interesse generale in Europa. Il target di età dei lettori parte dai 10 anni in su'.
I redattori di Bravo dicono che le immagini "full-frontal" non sono volgari, ma vogliono essere istruttive e rassicuranti per gli adolescenti per insegnare loro ad avere un rapporto più sano e normale col proprio sesso e con la sessualità in generale.
Le immagini non sono destinate ad essere pruriginose o pornografiche; sono invece destinate ad aiutare i ragazzi che si sentono più a loro agio con i loro corpi.
Esse accompagnano la rubrica del "Dr. Sommer", che risponde alle domande di adolescenti 'sul sesso, la sessualità e la loro vita personale.
Ogni numero del settimanale Bravo offre le foto di due adolescenti nudi maschi e femmine, generalmente di età compresa tra i 16 e 20 anni. La rubrica si chiama "That's me", e gli argomenti riguardano i temi più svariati di educazione sessuale, dalla scoperta dei propri corpi alle loro esperienze con l'amore e il sesso.
Si può scommettere che i nostri cari cristiani conservatori si lamenterebbero subito per questo tipo di "incoraggiamento" sull'uso consapevole del proprio corpo, ma è un fatto che la gravidanza giovanile in in Germania è molto più basso che nel resto d'Europa, per non parlare dell'informazione sulle malattie sessualmente trasmissibili, non ultimo l'AIDS: per la chiesa italiana c'è un solo rimedio, l'astinenza.
giovedì 2 settembre 2010
L'ALIBI DELLA CLASSICITA' NELLA RAPPRESENTAZIONE DEL NUDO MASCHILE
La lunga tradizione della cultura classica nell'arte è, da centinaia di anni, servita come "Alibi" utilizzato per giustificare e motivare le immagini di nudo maschile e di omoerotismo.
Se questo sia un desiderio di convalida storica del ruolo dell'omosessualità nella società o piuttosto una fonte riconosciuta di rinnovato interesse artistico nei confronti della nudità tout-court non è del tutto chiaro, sta di fatto che questa evocazione visiva del passato classico ha fatto parte della tradizione gay in fotografia e immagini da oltre 100 anni.
Essa nasce dalla nudità eroica nelle rappresentazioni fisiche di statuaria antica, e nei loro adattamenti del Rinascimento, del Barocco, e della tradizione accademica neoclassica, e viene esaltata dalla scoperta della macchina fotografica e dalla sua capacità di imitare facilmente questi modelli rendendo alla portata di tutti, o quasi, ideali di bellezza fisica prima gelosamente custoditi nelle stanze di lontani musei.
Poco più di un elmo, uno scudo e gambe nude che terminano in sandali, sono necessari per riportare in vita memorie scultoree della Grecia antica o dell'Antica Roma.
Se il linguaggio dei mass-media, ai giorni nostri, ha sdoganato la bellezza del corpo maschile (in pubblicità come nello spettacolo) è anche grazie a chi ha adottato concetti classici del corpo eroico ed atletico come concepito nel quinto secolo ad Atene , piuttosto che l'ideale del corpo sottile dell'efebo greco in età prepuberale.
L'eredità delle visioni in freddo marmo di scultori come Policleto, Prassitele e Lisippo ha sempre informato e poi plasmato la visione moderna della perfetta forma.
Sicuramente queste immagini artistiche, con corone di fiori, costumi e nudi di classica ispirazione, hanno incarnato gli ideali di John Addington Symonds e degli gli altri apologeti Vittoriani dell' "Uranian poetry".
Fin dagli inizi del XIX secolo l' "Alibi classico" servì a far digerire alla società l'omofilia latente della produzione fotografica del tempo fino addirittura a bypassare la restrittiva legislazione postale americana negli anni 50 del secolo scorso.
Esempi del lavoro di numerosi fotografi sono qui per dimostrare l'uso diffuso del tema della classicità per la nudità maschile soprattutto nel periodo tra il 1940-1980.
Per molti di questi fotografi di nudo maschile, l' "alibi classico" è stato in parte scusa, in parte ispirazione e in parte un aggancio psicologico ad un momento, nel passato antico, che ha abbracciato o tollerato l'omosessualità nella società.
Anche negli ultimi 50 anni, l' "Alibi classico" continua ad essere utilizzato per il cinema, la danza, la pubblicità, la fotografia e la pornografia come un elegante packaging elaborato da pseudo storici.
Uno sguardo su come questa influenza ha iniziato in fotografia e come si sia evoluta nel corso di più di 100 anni è istruttivo per capire il suo fascino, la manipolazione e la sua applicazione nel tempo.
L'800: la "purezza" ha sostenuto i riferimenti classici di scultori e pittori del 19° secolo. Essa è esemplificata dalla scultura sottilmente sessuale e classica di Bertel Thorwaldsen e Antonio Canova, e seguita in America da un crescente interesse sulla nudità in fotografia da parte di Thomas Eakins ed Eadweard Muybridge.
Il flagello delle leggi Americane sulla censura nel 1873 ha reso necessario l'uso di pretesti artistico-religiosi fornendo le scuse per illustrazioni di nudo di artisti come Igout, o esplorazioni estetiche di F. Holland Day e del suo amico Clarence White. Simulacri di antiche sculture classiche sono stati visti intorno alla fine del secolo anche in Sandow.
Il '900: Nel 20° secolo fotografi di rilievo quali George Seeley, F. Holland Day e Clarence White trovano ispirazione per estendere la sensibilità arcadica del nudo classico. Ma la svolta del secolo avviene con il body builder Eugen Sandow che è diventato famoso come un moderno Ercole ed ha iniziato la mania del 20° secolo per la forma fisica.
I fotografi europei in Italia meridionale tra i quali Giovanni Crupi, Wilhelm von Gloeden (vedi monografia), Guglielmo Plüschow, Gaetano D'Agata, e Vincenzo Galdi pongono i loro modelli giovani e nudi, in un ambiente ed in pose che richiamano apertamente l'arcadia classica, facendoli diventare per un breve periodo famosi e ricchi.
Negli anni 1920-1930 si impone sempre più la fascinazione per la tradizione romana (sicuramente meno lasciva e più maschia di quella greca) seguita da fotografi come il danzatore e pittore americano Hubert Stowitts, e in Francia da A. Noyer.
In Germania anche il movimento naturista Frei Kòrper Kultur (FKK) si ispira ad un'aulicità classica nelle proprie pubblicazioni.
Balletto sensualità e nudità non sono mai stati lontani dai temi classici, ne sono la prova le esibizioni di noti ballerini e coreografi della prima metà del XX secolo, come Isadora Duncan, Nijinsky, Ted Shawn (vedi monografia), il ballerino greco Vassos Kanellos, George Platt Lynes, George Balanchine, Lincoln Kirstein, e altri.
Il sottobosco gay tra le due guerre si ritrova nelle mitologie di George Platt Lynes, che precedette il saccheggio nazista e fascista della tradizione classica. In Germania la fotografa ufficiale di Hitler, Leni Riefenstahl (vedi monografia) e lo scultore tedesco nazista Arno Breker, si rivolgono alla classicità vista come mito del superuomo e della superiorità della razza ariana; in Italia l'ideale atletico comparabile alle sculture neoclassiche per il Foro Italico di Mussolini (vedi monografia) è portatore di una nuova identità nazionale che rimanda, guarda caso, alla classicità della Roma imperiale.
Fotografi di moda degli anni Venti, tra cui George Hoyningen-Heune di Horst e Herbert List utilizzano temi classici in puro stile art deco per documentare i loro viaggi in Italia e in Grecia.
Dopo la seconda guerra, in America, inizia il fenomeno delle riviste fotografiche di cultura fisica in cui il rimando alla cultura classica diventa un pretesto ma anche un modo per poter pubblicare una pornografia soft, altrimenti impossibile da distrubuire a causa delle restrittive leggi sulla censura: le immagini di Lon Hanagan a New York, Athletic Model Guild (AMG), con film narrativi su argomentipseudo-classici (vedi monografie), Gilda Greco; Bruce di Los Angeles, Studios Spartan, Arnt Giovanni di Seattle, Fred Kovert di Hollywood, e molti altri. Per tutte queste riviste, la posa di una statua greca o una colonna, un tridente, o un elmo romano ha agito come "Alibi Classico" per consentire il nudo maschile, allontanando il sospetto di pornografia dai censori postali e di governo, almeno fino a fine del 1960.
Questo alibi non era privo di attacco in più procedimenti penali federali per oscenità, naturalmente.
Una volta che la Corte Suprema ha permesso la pubblicazione e distribuzione di immagini di nudo maschile, nel 1967, la "necessità giuridica" di avere un "alibi" era in gran parte finita, ma l'influenza greca e romana continuava in fotografia, diventando fonte di ispirazione per la moda.
Anche il cinema e la televisione poi, hanno proposto la sensualità dei temi classici, dai giorni del cinema muto ai giorni nostri, da Ben Hur del 1925 e del 1959, a Steve Reeves in Ercole nel 1958, che ha poi creato il filone dei cosiddetti "Maccaroni Muscle".
Una citazione a parte meritano film come Pink Narcissus del regista James Bidgood, Sebastiane di Derek Jarman (vedi monografia), il Satyricon di Fellini, e le fantasie pansessuali di Caligola di Tinto Brass.
La tradizione greco-romana dei film d'azione è intrisa di sessualità, compresa la sessualità gay, e questo in quasi tutti i film tra cui Spartaco, il Gladiatore, fino ai guerrieri spartani di 300.
Anche se l' "Alibi classico" non è più necessario per motivi giuridici, il fotografo moderno ha continuato la tradizione classica per la nudità maschile: Robert Mapplethorpe, Arthur Tress, Andres Serrano, Pierre e Gilles, John O'Rielley, Olanda Hugh, Harvey Ferdschneider, Joel-Peter Witkin, Bill Costa, Robert Flynt, Fahrmeyer Hans.
Pubblicità, eventi e parodie, hanno a lungo guardato ai classici: toghe, elmi e pepli sono un feticcio duraturo per i costumi a tema di eventi gay e questo per ragioni che vanno dalla semplice ispirazione ad un certo tipo di immagine virile, fino alla ricerca di una convalida formale di una società antica la cui arte e storia hanno valorizzato il nudo maschile e l'omosessualità.
Così, in conclusione, ringraziamo l' "alibi classico" se la nudità maschile ha vinto gli attacchi della censura dell'epoca vittoriana e le leggi e censure americane ed europee, fino a quando la nudità maschile è diventata ancora una volta, legalmente riconosciuta come arte e non solo come pornografia.
La tradizione classica non è più un subdolo "Alibi," ma è rimasta come una delle fonti durevoli per la rappresentazione della nudità maschile.
Se questo sia un desiderio di convalida storica del ruolo dell'omosessualità nella società o piuttosto una fonte riconosciuta di rinnovato interesse artistico nei confronti della nudità tout-court non è del tutto chiaro, sta di fatto che questa evocazione visiva del passato classico ha fatto parte della tradizione gay in fotografia e immagini da oltre 100 anni.
Essa nasce dalla nudità eroica nelle rappresentazioni fisiche di statuaria antica, e nei loro adattamenti del Rinascimento, del Barocco, e della tradizione accademica neoclassica, e viene esaltata dalla scoperta della macchina fotografica e dalla sua capacità di imitare facilmente questi modelli rendendo alla portata di tutti, o quasi, ideali di bellezza fisica prima gelosamente custoditi nelle stanze di lontani musei.
Poco più di un elmo, uno scudo e gambe nude che terminano in sandali, sono necessari per riportare in vita memorie scultoree della Grecia antica o dell'Antica Roma.
Se il linguaggio dei mass-media, ai giorni nostri, ha sdoganato la bellezza del corpo maschile (in pubblicità come nello spettacolo) è anche grazie a chi ha adottato concetti classici del corpo eroico ed atletico come concepito nel quinto secolo ad Atene , piuttosto che l'ideale del corpo sottile dell'efebo greco in età prepuberale.
L'eredità delle visioni in freddo marmo di scultori come Policleto, Prassitele e Lisippo ha sempre informato e poi plasmato la visione moderna della perfetta forma.
Sicuramente queste immagini artistiche, con corone di fiori, costumi e nudi di classica ispirazione, hanno incarnato gli ideali di John Addington Symonds e degli gli altri apologeti Vittoriani dell' "Uranian poetry".
Fin dagli inizi del XIX secolo l' "Alibi classico" servì a far digerire alla società l'omofilia latente della produzione fotografica del tempo fino addirittura a bypassare la restrittiva legislazione postale americana negli anni 50 del secolo scorso.
Esempi del lavoro di numerosi fotografi sono qui per dimostrare l'uso diffuso del tema della classicità per la nudità maschile soprattutto nel periodo tra il 1940-1980.
Per molti di questi fotografi di nudo maschile, l' "alibi classico" è stato in parte scusa, in parte ispirazione e in parte un aggancio psicologico ad un momento, nel passato antico, che ha abbracciato o tollerato l'omosessualità nella società.
Anche negli ultimi 50 anni, l' "Alibi classico" continua ad essere utilizzato per il cinema, la danza, la pubblicità, la fotografia e la pornografia come un elegante packaging elaborato da pseudo storici.
Uno sguardo su come questa influenza ha iniziato in fotografia e come si sia evoluta nel corso di più di 100 anni è istruttivo per capire il suo fascino, la manipolazione e la sua applicazione nel tempo.
L'800: la "purezza" ha sostenuto i riferimenti classici di scultori e pittori del 19° secolo. Essa è esemplificata dalla scultura sottilmente sessuale e classica di Bertel Thorwaldsen e Antonio Canova, e seguita in America da un crescente interesse sulla nudità in fotografia da parte di Thomas Eakins ed Eadweard Muybridge.
Il flagello delle leggi Americane sulla censura nel 1873 ha reso necessario l'uso di pretesti artistico-religiosi fornendo le scuse per illustrazioni di nudo di artisti come Igout, o esplorazioni estetiche di F. Holland Day e del suo amico Clarence White. Simulacri di antiche sculture classiche sono stati visti intorno alla fine del secolo anche in Sandow.
Il '900: Nel 20° secolo fotografi di rilievo quali George Seeley, F. Holland Day e Clarence White trovano ispirazione per estendere la sensibilità arcadica del nudo classico. Ma la svolta del secolo avviene con il body builder Eugen Sandow che è diventato famoso come un moderno Ercole ed ha iniziato la mania del 20° secolo per la forma fisica.
I fotografi europei in Italia meridionale tra i quali Giovanni Crupi, Wilhelm von Gloeden (vedi monografia), Guglielmo Plüschow, Gaetano D'Agata, e Vincenzo Galdi pongono i loro modelli giovani e nudi, in un ambiente ed in pose che richiamano apertamente l'arcadia classica, facendoli diventare per un breve periodo famosi e ricchi.
Negli anni 1920-1930 si impone sempre più la fascinazione per la tradizione romana (sicuramente meno lasciva e più maschia di quella greca) seguita da fotografi come il danzatore e pittore americano Hubert Stowitts, e in Francia da A. Noyer.
In Germania anche il movimento naturista Frei Kòrper Kultur (FKK) si ispira ad un'aulicità classica nelle proprie pubblicazioni.
Balletto sensualità e nudità non sono mai stati lontani dai temi classici, ne sono la prova le esibizioni di noti ballerini e coreografi della prima metà del XX secolo, come Isadora Duncan, Nijinsky, Ted Shawn (vedi monografia), il ballerino greco Vassos Kanellos, George Platt Lynes, George Balanchine, Lincoln Kirstein, e altri.
Il sottobosco gay tra le due guerre si ritrova nelle mitologie di George Platt Lynes, che precedette il saccheggio nazista e fascista della tradizione classica. In Germania la fotografa ufficiale di Hitler, Leni Riefenstahl (vedi monografia) e lo scultore tedesco nazista Arno Breker, si rivolgono alla classicità vista come mito del superuomo e della superiorità della razza ariana; in Italia l'ideale atletico comparabile alle sculture neoclassiche per il Foro Italico di Mussolini (vedi monografia) è portatore di una nuova identità nazionale che rimanda, guarda caso, alla classicità della Roma imperiale.
Fotografi di moda degli anni Venti, tra cui George Hoyningen-Heune di Horst e Herbert List utilizzano temi classici in puro stile art deco per documentare i loro viaggi in Italia e in Grecia.
Dopo la seconda guerra, in America, inizia il fenomeno delle riviste fotografiche di cultura fisica in cui il rimando alla cultura classica diventa un pretesto ma anche un modo per poter pubblicare una pornografia soft, altrimenti impossibile da distrubuire a causa delle restrittive leggi sulla censura: le immagini di Lon Hanagan a New York, Athletic Model Guild (AMG), con film narrativi su argomentipseudo-classici (vedi monografie), Gilda Greco; Bruce di Los Angeles, Studios Spartan, Arnt Giovanni di Seattle, Fred Kovert di Hollywood, e molti altri. Per tutte queste riviste, la posa di una statua greca o una colonna, un tridente, o un elmo romano ha agito come "Alibi Classico" per consentire il nudo maschile, allontanando il sospetto di pornografia dai censori postali e di governo, almeno fino a fine del 1960.
Questo alibi non era privo di attacco in più procedimenti penali federali per oscenità, naturalmente.
Una volta che la Corte Suprema ha permesso la pubblicazione e distribuzione di immagini di nudo maschile, nel 1967, la "necessità giuridica" di avere un "alibi" era in gran parte finita, ma l'influenza greca e romana continuava in fotografia, diventando fonte di ispirazione per la moda.
Anche il cinema e la televisione poi, hanno proposto la sensualità dei temi classici, dai giorni del cinema muto ai giorni nostri, da Ben Hur del 1925 e del 1959, a Steve Reeves in Ercole nel 1958, che ha poi creato il filone dei cosiddetti "Maccaroni Muscle".
Una citazione a parte meritano film come Pink Narcissus del regista James Bidgood, Sebastiane di Derek Jarman (vedi monografia), il Satyricon di Fellini, e le fantasie pansessuali di Caligola di Tinto Brass.
La tradizione greco-romana dei film d'azione è intrisa di sessualità, compresa la sessualità gay, e questo in quasi tutti i film tra cui Spartaco, il Gladiatore, fino ai guerrieri spartani di 300.
Anche se l' "Alibi classico" non è più necessario per motivi giuridici, il fotografo moderno ha continuato la tradizione classica per la nudità maschile: Robert Mapplethorpe, Arthur Tress, Andres Serrano, Pierre e Gilles, John O'Rielley, Olanda Hugh, Harvey Ferdschneider, Joel-Peter Witkin, Bill Costa, Robert Flynt, Fahrmeyer Hans.
Pubblicità, eventi e parodie, hanno a lungo guardato ai classici: toghe, elmi e pepli sono un feticcio duraturo per i costumi a tema di eventi gay e questo per ragioni che vanno dalla semplice ispirazione ad un certo tipo di immagine virile, fino alla ricerca di una convalida formale di una società antica la cui arte e storia hanno valorizzato il nudo maschile e l'omosessualità.
Così, in conclusione, ringraziamo l' "alibi classico" se la nudità maschile ha vinto gli attacchi della censura dell'epoca vittoriana e le leggi e censure americane ed europee, fino a quando la nudità maschile è diventata ancora una volta, legalmente riconosciuta come arte e non solo come pornografia.
La tradizione classica non è più un subdolo "Alibi," ma è rimasta come una delle fonti durevoli per la rappresentazione della nudità maschile.
martedì 31 agosto 2010
On s'amuse bien chez les hétéro - Reportage di una giornata a Cap d'Agde
Dopo un lungo e sofferto inverno, finalmente nel mese di agosto decidiamo di mettere in moto il camper e di spostarci verso lidi assolati e ben più amichevoli con noi nudisti.
La scelta ricade, peraltro senza troppo discutere, su Cap d'agde nella Francia del sud, una intera città naturista! La curiosità era troppa e quindi decidiamo di partire senza tante domande.
A parte il fatto che nelle autostrade della Francia del sud ad ogni 50-100 km c'è una simpatica barriera (del tipo quella di Milano dell'autostrada serenissima per intenderci) che costringe i viaggiatori ad innumerevoli estenuanti code, finalmente verso sera arriviamo al campeggio (enorme!) e ci ritroviamo accolti in una buona e ben organizzata struttura. Un frugale pasto e ci immergiamo nella vita notturna del villaggio naturista. In effetti più che naturista bisognerebbe definirlo scambista: tutto è a misura di coppia, anche il dedalo di cunicoli (larghi per 2 persone) dove si affacciano una miriade di esercizi commerciali (solo sexy shop e ristoranti...) che qui in Italia sarebbe impensabile poter aprire, non tanto perché chi vuole può girare completamente nudo, ma per motivi di carenza igienico sanitaria e di sicurezza – avessi visto un'uscita di emergenza.... Ce ne torniamo al camper con un po di tristezza in cuore (l'unico locale “gay” sarà stato frequentato da non più una dozzina di arzilli vecchietti), preparandoci per il grande rito della spiaggia più trasgressiva d'europa.
La mattina, di buon ora, ci dirigiamo verso la spiaggia che troviamo abbastanza frequentata ma non poi così grande come ce l'aspettavamo. Rientriamo al campeggio nelle ore più calde, per poi ritornare in spiaggia nel tardo pomeriggio.... e qui cambia un po' la musica. La parte prospiciente il campeggio ed i palazzoni anni ottanta, è occupata da gente nuda (per lo più famigliole) lasciando molti tratti di arenile liberi, ma la parte ad est del campeggio (quella che le guide definiscono gaya) è praticamente strapiena di corpi abbronzatissimi di donne ed uomini di ogni età (immaginate un mix di rimini, riccione ed jesolo a ferragosto), che si esibiscono in giochi erotici ed erezioni funamboliche. Per trovare qualche gay in effetti abbiamo dovuto faticare non poco.... i gay della spiaggia (diciamo un 1-2% dei frequentatori) si trovano confinati all'estremità est della spiaggia, quasi in zona non naturista.
Bene, riusciamo a trovare uno spiazzo e vi sistemiamo armi e bagagli. Si fa una capatina oltre le dune dove troviamo un certo numero di uomini (ragazzi pochini, c.v.d.) che si appartano discretamente dietro cespugli e canneti (come ai bei tempi del Lido di Dante!).
Una volta tornati all'ombrellone veniamo attirati da strani drappelli (di 100-200 persone) che si formano spontaneamente ed a ritmi sempre più sostenuti, ora verso le dune, ora tra gli ombrelloni e ora addirittura in acqua. Incuriositi ci avviciniamo ad uno di questi riuscendo ad intravedere tra centinaia di membri in “movimento”, una signorina che si fa allegramente trombare da alcuni signori che aspettano il loro turno rigorosamente in fila indiana. Tornando verso il nostro ombrellone ci avviciniamo ad un altro drappello dove scorgiamo una signorina dell'est che sta facendo assaggiare la propria... mercanzia a dei corpulenti pugliesi (minidotati), i quali mercanteggiano con un signore presumibilmente russo, i destini della serata (600 euro, no, 300, no, 500.... vada per 400). Tutt'intorno è un brulicare di amplessi con contorno di smanettoni di ogni censo e di ogni età: questi Francesi hanno innato lo spirito della vera democrazia!
Sono ormai le 19,30 quando sentiamo urlare: “la police, la police!”. Automaticamente ci rivolgiamo verso i drappelli sulla spiaggia (pensando, da buonpensanti, se la sono cercata), ma non notiamo nulla di cambiato... la solita gente, i soliti movimenti. Ci giriamo allora verso le dune e scorgiamo un'attempato signore correre verso di noi seguito da altri uomini e un gruppo di 6 o 7 poliziotti col manganello in mano.Ah però, complimenti vedo che tutto il mondo è paese! Anche qui si puniscono i deboli per educare i forti?
Com'è, le esibizioni in pubblico sono tollerate e quelle più discrete no? O è solo per salvaguardare l'ecosistema delle dune..... come al lido di Dante?
Torniamo al camper con un po' di amaro in bocca (non pensate male sporcaccioni), questa inopportuna dimostrazione di forza proprio non ce l'aspettavamo, per fortuna il campeggio è proprio ben organizzato, credo che passeremo buona parte della settimana al suo interno, a criticare gli improbabili look di attempate grasse signore con completini fetish o sadomaso e credetemi c'è proprio da divertirsi!
sabato 14 agosto 2010
Harry Caldwell Cook
La foto è di Harry Caldwell Cook, che ha cambiato il suo nome in Dion Byngham (Dion è l'abbreviazione di Dionisio).
E 'stato, negli anni 1920-30, un docente presso la Scuola di Perse, Cambridge in Inghilterra.
Era un appassionato nudista e sostenitore entusiasta del culto fallico.
Il naturismo e paganesimo di Byngham lo portò ben presto in conflitto con i suoi colleghi nel movimento Woodcraft ed al suo licenziamento nel 1925.
E 'stato, negli anni 1920-30, un docente presso la Scuola di Perse, Cambridge in Inghilterra.
Era un appassionato nudista e sostenitore entusiasta del culto fallico.
Il naturismo e paganesimo di Byngham lo portò ben presto in conflitto con i suoi colleghi nel movimento Woodcraft ed al suo licenziamento nel 1925.
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